Spiagge senza barriere: la rivoluzione di "SardegnaAccessibile" apre venti litorali nell'isola.

Spiagge senza barriere: la rivoluzione di "SardegnaAccessibile" apre venti litorali nell'isola.

Il mare come un diritto universale e non come un privilegio o, peggio, un percorso a ostacoli per chi deve fare i conti con una disabilità motoria. È questa la sfida, culturale prima ancora che logistica, portata avanti con determinazione da SardegnaAccessibile, l’associazione nata nel 2021 dall'unione e dalle esperienze personali di Alfio Uda e della compagna Luciana Hatfull, fisioterapista.

Nel giro di pochi anni, il loro incessante lavoro di sensibilizzazione ha già permesso di rendere pienamente fruibili circa venti litorali sardi, ma l’obiettivo è scardinare una volta per tutte i vecchi pregiudizi legati all'inclusività balneare. Secondo la visione di Alfio Uda, è necessario superare l'idea ingenua che per rendere una spiaggia accessibile basti installare una semplice passerella di legno e mettere a disposizione una sedia "Job".

Il vero concetto di accessibilità è molto più profondo e si misura sulla reale autonomia della persona. Una spiaggia può dirsi autenticamente inclusiva solo quando permette a chi è in carrozzina di compiere l'intero percorso in totale indipendenza: dal parcheggio riservato all'arrivo sull'arenile, fino al posizionamento sotto l'ombrellone, all'uso dei servizi igienici dedicati, all'accesso a un punto ristoro e, infine, all'ingresso in acqua, il tutto senza dover continuamente dipendere dall’assistenza altrui.

“L’errore più comune commesso in passato-ha sottolineato Alfio Uda, è stato quello di progettare i servizi balneari pensando all'assistenza del disabile anziché alla sua effettiva autonomia. Per correggere questa impostazione, l’associazione ha elaborato un modello d'intervento estremamente preciso che prevede parcheggi adiacenti, passerelle idonee al transito di carrozzine motorizzate, una piattaforma-solarium di circa 48 metri quadrati con ombrelloni e lettini rialzati per facilitare i trasferimenti posturali, e infine percorsi dedicati fino al bagnasciuga per l'uso delle carrozzine anfibie.

Un'attenzione particolare va poi riservata ai servizi igienici: per le persone con gravi lesioni midollari o patologie neurologiche, la presenza di bagni accessibili e attrezzati non è un optional, ma un requisito sanitario fondamentale per evitare procedure d'emergenza sulla sabbia”. Partita nel 2021 da una situazione che gli stessi fondatori definiscono disastrosa, l'attività di SardegnaAccessibile ha trovato nel tempo un ascolto sempre maggiore da parte delle amministrazioni comunali e della Regione Sardegna.

Una sinergia che ha sbloccato importanti risorse economiche: dai primi finanziamenti di 4,5 milioni di euro destinati a 72 comuni costieri, si è passati a ulteriori stanziamenti da 1,8 milioni di euro dal ministero per le Disabilità, fino ai recentissimi 14 milioni di euro stanziati dall'assessorato regionale al Turismo per progetti che includono anche la formazione del personale e la sensibilizzazione. La strada intrapresa è quella giusta, ma il percorso è ancora lungo.

Per supportare turisti e residenti, l'associazione ha anche creato il portale SardegnaAccessibile.com, una mappa interattiva che censisce i litorali attrezzati dell'isola distinguendo tra aree pubbliche gratuite e stabilimenti privati. La vera sfida, concludono i fondatori, resta comunque di natura culturale: non esistono disabilità di serie A o di serie B, ma bisogni differenti che richiedono risposte specifiche.

Offrire risposte adeguate significa garantire a chiunque il diritto di godersi il mare in condizioni di pari dignità e, soprattutto, in piena libertà. SERGIO DEMURU