Un laboratorio permanente di dialogo tra fedi e culture, capace di trasformarsi in un vero e proprio “Parlamento mondiale delle religioni”. È l’ambizioso progetto promosso e presentato nei giorni scorsi a Galtellì durante la conferenza di lancio del secondo Incontro internazionale sul dialogo interreligioso.
La cittadina della Baronia, già intrisa di grande fascino storico e letterario, torna così a farsi crocevia e punto di riferimento per la cooperazione internazionale e la cultura della pace. A illustrare le linee guida dell'iniziativa è stato Angelo Rojch, promotore del comitato organizzatore, affiancato da figure di spicco come il docente e avvocato Antonello Menne e rappresentanti del territorio e delle istituzioni locali.
Nel suo intervento, Rojch ha sottolineato la profonda necessità di creare uno spazio comune sovranazionale: un’istituzione capace di far sedere allo stesso tavolo i rappresentanti dei diversi credi e delle grandi tradizioni spirituali della Terra. In un momento storico segnato da laceranti conflitti geopolitici, spaccature identitarie e crescenti tensioni globali, il messaggio lanciato dal cuore della Sardegna vuole essere un richiamo forte e inequivocabile alla responsabilità etica condivisa.
«Le religioni non devono mai essere usate come elemento di divisione o pretesto per lo scontro», ha rimarcato la riflessione emersa dall'incontro, ponendo l'accento sul valore primario dell'ascolto e del rispetto reciproco. Secondo la visione tracciata dagli organizzatori, il nascente Parlamento internazionale non vuole essere una semplice passerella formale, bensì un organismo operativo fondato su cinque direttrici fondamentali: la difesa della pace, la tutela della libertà, la promozione della giustizia sociale, la solidarietà tra i popoli e la responsabilità ambientale per la salvaguardia del pianeta.
L'evento di Galtellì rappresenta il secondo importante passo di un percorso di respiro planetario nato per celebrare e proseguire l'eredità spirituale e culturale di progetti di fratellanza che uniscono il territorio sardo ai grandi centri della diplomazia internazionale. Tra i presenti e i sostenitori del progetto si registra infatti un forte impegno corale per fare del borgo sardo la sede permanente di questo osservatorio etico.
Attraverso eventi di questo calibro, la Sardegna e in particolare il Nuorese dimostrano di non essere territori marginali, ma veri e propri avamposti di riflessione e diplomazia dal basso. La scommessa di Galtellì è ora quella di consolidare questo cammino, trasformando le parole del dialogo interreligioso in azioni concrete capaci di incidere sui grandi temi del nostro tempo.
ROBERTO BETOCCHI SERGIO DEMURU